Tutti desiderosi di riprendere… ma a quale prezzo?

Dentisti ripresa attività post COVID-19

Nei miei contatti con diversi professionisti del settore (leggasi dentisti) emerge un gran desiderio di tornare operativi e una grande preoccupazione per i trattamenti dei pazienti in corso, attualmente sospesi. 

Alcuni vivono questo periodo come un periodo sospeso, una lunga pausa forzata che, una volta cessata, consentirà di “tornare” a lavorare come prima. 

Ritorno al passato?

Non si tornerà come prima, è bene iniziare a dirlo, almeno agli addetti ai lavori. Per “tornare come prima”, ovvero clinicamente operativi, sarà necessario affrontare uno stravolgimento delle attività. 

La prima cosa, la più importante, è che gli operatori sanitari dovranno proteggersi. Dentisti, Aso e personale amministrativo (Assistenti di studio odontoiatrico) dovranno proteggersi. Ho stimato i costi per l’adozione dei DPI e per l’adeguamento della sanificazione e disinfezione e sono molto impegnativi. 

Altrettanto importante sarà il rinforzo delle procedure di sanificazione ambientale. Sia chiaro che gli studi dentistici sono ambienti sicuri, già sottoposti a procedure di sanificazione ambientali rigorose, sia a procedure e protocolli di disinfezione tra un paziente e l’altro con disinfettanti classificati dispositivi medici certificati, efficaci sui virus incluso HBV HCV HIV (epatiti e virus dell’AIDS) sul batterio della tubercolosi, funghi (candida per citarne uno) e batteri come gram negativi e gram positivi. Questi disinfettanti dispositivi medici e i DPI abbassano il rischio biologico e consentono agli operatori, adeguatamente formati, di operare in relativa tranquillità. 

Però il COVID-19 è un nuovo virus, che si trasmette (stando agli studi scientifici fino ad oggi pubblicati) attraverso il particolato umido della respirazione (i droplet fino a 1 metro 1 ½ di distanza) e che pare avere capacità di resistenza in vita per alcune ore/giorni sulle superfici. Ciò richiede l’adozione di barriere che riducano i tempi delle manovre di disinfezione e un ampliamento del raggio di disinfezione attorno alla persona potenzialmente infetta.
Ci vorrà quindi più tempo per disinfettare le superfici operative e per arieggiare gli ambienti. Stessi disinfettanti, stesso protocollo di disinfezione ma applicazione di più barriere e ampliamento del raggio di disinfezione e tempo per il ricambio dell’aria.  

Oggi gli studi dentistici trattano tutti i pazienti come potenzialmente infetti, anche i bambini.
Le procedure di disinfezione ad alto livello sono uguali sia che acceda un bambino di 5 anni, sia che accedano un giovane uomo o una giovane donna o una persona anziana. Tutto viene trattato e disinfettato come se ogni persona fosse portatrice di infezione, con la differenza che la via di trasmissione delle malattie che ci hanno preoccupato in passato (Epatiti e HIV) avviene prevalentemente attraverso il sangue (nel caso dell’HIV anche attraverso la saliva) e bastano guanti visiere e mascherine come barriere protettive. Tutto viene decontaminato e disinfettato nonché sterilizzato ed i protocolli di sterilizzazione sono molto rigorosi, verificati ad ogni ciclo, ogni giorno e periodicamente.

Il problema del COVID-19 è che richiede maggiori protezioni perché si diffonde per via aerea e si deposita e sopravvive sulle superfici, ed è altamente contagioso e siamo privi di difese perché è nuovo; e la specie umana non ha mai incontrato prima questo ceppo di virus. 

Ritorno al… futuro.

Riprenderemo l’attività (perché a mio avviso ripartire è un obbligo nei confronti di tutti coloro che non potranno farlo) ma lo faremo in sicurezza degli operatori e dei pazienti, adottando procedure di lavoro che tengano sotto controllo il rischio di infezioni incrociate, adottando DPI specifici ed adeguati, e dando il tempo ai disinfettanti di agire, agli operatori di cambiarsi ed ai pazienti di disinfettarsi più volte nel loro transito.

Ho disegnato le nuove procedure (di accesso e di uscita degli operatori, di accesso e di uscita del paziente e di accesso e di dimissione dalla prestazione clinica), analizzato i punti critici delle sequenze, introdotto le misure adeguate di protezione e disinfezione, previsto il rinforzo della sanificazione ambientale portata a sistema e verificata e l’esito è che il numero dei pazienti che saremo in grado di vedere sarà di gran lunga inferiore al numero dei pazienti che vediamo oggi.  

E invito tutti i dentisti a prendersi cura di loro stessi e tutte le ASO a prendersi cura di loro stesse e tutto il personale di amministrazione a prendersi cura di sé stesso.
Sono già 7 i dentisti vittime del virus, non si hanno ancora notizie di ASO infettate, ma la quantità dei contagi che si conta tra gli operatori sanitari di prima linea è frutto dei comportamenti di salvataggio quando non si conosceva il nemico e non si sapeva come affrontarlo, quando non si indossavano le protezioni perché non si sapeva che il paziente è infetto da COVID-19 e si pensava avesse “l’influenza”.  

Quindi, in sintesi, aumenteranno i costi e di parecchio e diminuirà la capacità produttiva,  oltre al fatto che non tutti i pazienti saranno in grado di mantenere gli impegni di pagamento delle terapie, e non per cattiva volontà ma per impossibilità, e molte di queste non potranno essere interrotte perché sono “cure” e in alcuni casi vanno portate a termine per non compromettere quanto risanato (la bocca è un sistema meraviglioso ma è molto complesso). 

E seppure lo Stato concede un credito d’imposta pari al 50% dei costi sostenuti per l’adeguamento delle misure di sicurezza causa COVID-19, è molto probabile che non ci sarà nessun reddito da agevolare, perché sarà già faticoso onorare i costi. 

Si rende quindi necessario finanziarsi a medio lungo termine per resistere a questa crisi e non essere costretti a chiudere.  

Se il professionista ha risorse finanziarie personali tali da evitare di percepire un reddito per i prossimi 18 mesi, dovrà finanziarsi “solo” (molto sarcastico) per coprire i costi, quelli “fissi” di gestione, quelli dimezzati di materiali e prodotti e quelli aumentati per i presidi di igiene ambientale e di protezione (stimate il 30 % in più dei costi complessivi dell’ultimo bilancio per l’implementazione delle procedure di igiene ed i DPI)-
Per il calo della produttività  da stimare per il numero di mesi in cui si attenderà che la scienza metta sotto scacco il virus) che secondo me sarà almeno del 40% e sono molto ottimista. Quindi capacità produttiva ridotta del 40 % e costi aumentati del 30% + la percentuale di importi accordati e pianificati che i pazienti non saranno in grado di onorare.

Non riesco a stimare in che misura i pazienti dilazioneranno i pagamenti, perché dipende da quanto impatterà sulle realtà professionali dei pazienti l’emergenza COVID-19, ma considerando il numero dei morti, il numero degli operatori sanitari contagiati, i numero dei malati è verosimile che per diversi motivi gli incassi previsti e pianificati siano soggetti a rimodulazioni. 

Se il professionista “campa del suo lavoro” e deve ricavare un onorario per il suo sostentamento dovrà finanziarsi:

  • per sostenere l’aumento dei costi del 30% in più dei costi complessivi dell’ultimo bilancio per l’implementazione delle procedure di sanificazione e disinfezione, del 40 % per il calo della capacità produttiva
  • più la percentuale di importi accordati e pianificati che i pazienti non saranno in grado di onorare
  • più il reddito di cui avrà bisogno per mantenere sé stesso e la sua famiglia. 

Mi auguro con tutto il cuore di sbagliarmi, di aver scritto una fregnaccia colossale, che impongano costi bassi per DPI e accessori, che trovino un prodotto che in 10’ disattivi il virus, che tutti tengano fede agli impegni presi e che la capacità produttiva resti intatta e che si superi tutto in 6 mesi di stress e tensioni.

Ma conosco bene il settore, i costi, i flussi clinici, i rischi,…  Non sono sicura che tutti riapriranno, credo che molti dentisti potrebbero decidere di non riaprire, perché è uno sforzo imprenditoriale che vale la pena di fare se si ha un ottimo controllo di gestione o se si è giovani o si è costretti (ovvero la bilancia costi benefici va in stallo o propende per i benefici). Se non si ha un controllo di gestione adeguato o si è avanti con l’età potrebbe essere un’ottima scelta quella di chiudere, perché comunque adattarsi ai nuovi protocolli operativi di contenimento del virus, sarà impegnativo e se non trovano a breve la cura si potrebbe essere costretti ad adottarli per molti mesi.

Ecco perché bisogna allargare la visione e coinvolgere l’Europa in questo quadro dal futuro molto preoccupante: se l’Europa capirà la portata straordinaria dell’emergenza sanitaria ed economica, acconsentirà a nuovi strumenti di garanzia finanziaria che consentano alle banche nazionali di erogare prestiti e finanziamenti a cittadini e imprese, restituibili a medio lungo termine (5/8 anni) e se contemporaneamente lo Stato rivede la politica fiscale e rallenta la morsa sui cittadini che pagano le tasse e che resisteranno in questi anni difficili, e stringe invece la morsa su quelli che non le pagano proprio, ecco allora che in uno scenario allargato che sarà comunque impegnativo, difficile, faticoso, sarà fattibile farcela, non perdere quanto fino ad oggi costruito. 

Se riusciremo a gestire la componente finanziaria dell’emergenza, saremo comunque travolti da un’ondata di dolore, per le migliaia di persone spazzate via, per coloro che sono rimasti privi dei loro cari in questo modo così crudele, per coloro che non si è potuto salvare né salutare. 

Resistere lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo ai malati, lo dobbiamo ai medici che hanno perso la loro vita per tenerci al sicuro, alle loro famiglie, ma l’Europa deve mettere gli Stati membri e i loro cittadini nelle condizione di farlo.

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